Due indizi non fanno una prova, magari, ma nel caso del 19° Taste – il salone fiorentino del gusto, andato in scena nei giorni scorsi nel capoluogo toscano – tra i segnali più interessanti emersi durante la manifestazione, sia in fiera che negli eventi “off” diffusi in città, non è passato inosservato il crescente e articolato dialogo tra spirits e gastronomia. Un connubio non più relegato al fine pasto ma sempre più protagonista di percorsi sensoriali complessi, dalla pizza ai formaggi stagionati fino all’alta cucina.
ZANFA
Uno degli esempi più emblematici di questa evoluzione è stato l’evento organizzato da Zanfa Bros, dove la pizza contemporanea è stata interpretata da tre pizzaioli (Gianfranco Zanfardino, Paolo Ciullo e Tommaso Mazzei) come terreno ideale per un pairing con una drink list coi prodotti di Liquori Morelli, a partire dal rum “Equivoco” al caramello salato. L’iniziativa ha mostrato come gli impasti, con la loro complessità aromatica e una struttura gustativa raffinata, possano dialogare con botaniche, infusioni e componenti alcoliche dei distillati. Non più semplice accompagnamento, dunque, ma costruzione di un equilibrio sensoriale tra dolcezza, acidità, aromaticità e persistenza.


FELLINI
Tra i momenti più evocativi della manifestazione fiorentina va ricordato poi il lancio della Fellini Compilation by Aceto Balsamico del Duca, progetto che ha proposto una rilettura dell’Oro Nero di Modena in chiave contemporanea e trasversale: partendo dal cocktail inventato dal bartender Peppe Doria (“Volare”, a Bologna) il concept punta a esplorare il potenziale dell’aceto balsamico come ingrediente capace di dialogare con il mondo del beverage, evocando suggestioni narrative e culturali. Un’operazione che sottolinea come anche prodotti profondamente legati alla tradizione possano entrare nel linguaggio della mixology.


BUSTI
Tra gli eventi più raffinati del programma off di Taste, poi, impossibile non menzionare “La Forma del tempo”: la boutique Cassetti su Ponte Vecchio ha ospitato una degustazione che ha unito il pecorino “1955” del Caseificio Busti a una selezione di champagne e fine spirits, guidata dall’esperto Federico Silvio Bellanca. Il formaggio, prodotto con latte ovino italiano selezionato e sottoposto a lunga maturazione, è stato proposto come elemento strutturale del percorso degustativo, capace di interagire con le componenti aromatiche di whisky, vermouth, sakè e mezcal e amplificarne complessità e persistenza: l’esperienza ha evidenziato come l’abbinamento tra formaggi stagionati e spirits possa costruire nuove gerarchie gustative, superando la tradizionale associazione vino-formaggio.





VELIER
Il ruolo crescente degli spirits è emerso anche nella masterclass dedicata ai distillati di Velier presso il Sina Villa Medici, momento di approfondimento tecnico sulla cultura del distillato e sulle sue potenzialità gastronomiche. L’esperienza è proseguita con una cena al ristorante Testina, dove il dialogo tra la cucina dello chef Ivan De Simone e gli spirits si è tradotto in un percorso di abbinamenti mirati, confermando come il distillato possa diventare parte integrante della costruzione del piatto – dalla Linguina fredda con burro e miso, arachidi, furikake e basilico ossidato fino al Barracuda con sesamo, sansho, patata confit e cipollotto – e non solo elemento di accompagnamento.

GINKO
Da segnalare fuori salone anche l’evento di Frantoio Franci, che ha incontrato la mixology contemporanea di Simone Covan e lo special guest Abi El Attaoui, mettendo insieme olio Evo, gin e cocktail fuori dagli schemi. Infine, Forketters ha tenuto una No/Lo Night al W Florence, con la cucina contemporanea – animata dai tartufi Savini e il salmone Coda Nera – abbinata a Kombuine e Legend Kombucha. Dentro la Fortezza, invece, persino un evergreen come i biscotti Krumiri di Casale Monferrato hanno sperimentato accostamenti “spiritosi” creando il gin Ginko, grazie all’intuizione di Corino 1764. Insomma, l’edizione 2026 di Taste ha evidenziato una volta di più un cambiamento profondo: il rapporto tra food e spirits si sta trasformando da semplice pairing a progettazione integrata dell’esperienza gastronomica. Tre i segnali chiave emersi: la trasversalità del distillato, ormai presente in ogni momento del pasto, la valorizzazione della struttura aromatica degli ingredienti – dal formaggio alla pizza – e più in generale la contaminazione tra cultura gastronomica e mixology, espressione di un linguaggio dell’abbinamento che riflette l’evoluzione della gastronomia contemporanea.

